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Ed ecco la PFM con “Ho sognato pecore elettriche”

today20 Ottobre 2021 25

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MILANO –  «I giovani sognano pecore elettriche perché sono all’interno di una vita non reale». Lo ha confessato Patrick Djivas alla presentazione dell’album di inediti “Ho sognato pecore elettriche”/“I dreamed of electric sheep” della PFM in uscita in tutto il mondo venerdì 22 ottobre, nella doppia versione italiano e inglese nei formati 2cd digipak, in O-card, gatefold black 2vinili+2cd con booklet formato lp, digitale.

«A volte fanno delle cose terrificanti ma per loro è normale come se la vita fosse un film – ha aggiunto il bassista della band – Sono in una vita virtuale, con conseguenze tragiche a volte, anche se alla fine ne verranno fuori perché hanno sempre delle alternative e un modo di saper reagire. Noi avevamo le ali tarpate e solo alla fine degli anni sessanta, con la musica che è stata un collante che ha scatenato tutta una serie di reazioni, siamo riusciti a pendere coscienza della nostra identità».

La PFM, o Premiata Forneria Marconi come si chiamava agli esordi, parte dalla citazione “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, del film Blade Runner, per sviluppare il concept di questo nuovo album che parla di come il mondo intorno a noi stia rapidamente cambiando e di come i computer stiano invadendo ogni aspetto della nostra vita.

«Gli alieni di cui parliamo nel secondo brano “Umani alieni” sono gli androidi di oggi, non sono fatti di plastica o di metallo ma di carne e ossa – ha ammesso Franz Di Cioccio (voce e batteria) –Sono delle persone diventate dati informatici; non critichiamo l’informatica o la tecnologia, sarebbe come criticare l’evoluzione della nostra specie, quello che critichiamo è l’utilizzo spinto da diventare schiavi di questa tecnologia: siamo a livello di riscaldamento del pianeta, come pericolo».

Cosa troveranno i fans in questo nuovo capitolo della gloriosa band.

«Troveranno molto di nuovo e molto di ciò che si aspettano – ha precisato Franz – Abbiamo improvvisato e suonato tantissimo; sono strumentali i brani d’apertura e di chiusura: il primo attraversa duecento anni di musica in cinque minuti, partendo dalla musica classica alla Prokopiefùv, si sviluppa alla Stravinsky, poi diventa un classico riff chitarra e basso alla PFM per arrivare a una musica prog piuttosto spinta, lasciando ad ognuno l’interpretazione di quanto ascoltato».

Questo disco vanta la presenza di due ospiti internazionali d’eccezione, Ian Anderson (Jethro Tull) e Steve Hackett (Genesis) nel brano “Il respiro del tempo”/”Kindred souls”).

«Sono amici nostri – ha ricordato Patrick – Con Ian Anderson avevamo già fatto qualcosa insieme dal vivo: questo brano parla di anime gemelle che si mettono insieme per andare nella direzione precisa di far rinascere la nostra madreterra. Steve Hackett lo abbiamo incontrato a Londra quando abbiamo ritirato il premio International Band of The Year” ai Prog Music Awards, l’oscar della musica prog: era più felice di noi quando è arrivata la proclamazione. Anche se non avessimo messo i loro nomi sui crediti, tutti avrebbero capito benissimo che si trattasse di loro perché sono due musicisti riconoscibilissimi ed hanno avuto totale rispetto per noi e per la nostra musica».

Anche Flavio Premoli, co-fondatore di PFM, è ospite del disco in “Transumanza”, e poi c’è anche Luca Zabbini dei Barock Project.

«Prima che scoppiasse il covid abbiamo fatto una tournèe di 120 concerti con Flavio – ha sostenuto Franz – Gli abbiamo chiesto se aveva voglia di suonare come ai tempi della PFM, ed è stato molto felice di farlo e a noi ha fatto molto piacere; Luca Zabbini del gruppo prog Barock Project è in vari brani dell’album con il suo organo hammond».

“Ho sognato pecore elettriche” è una sorta di concept album.

«Concept per modo di dire – ha riflettuto Patrick – L’album ha un argomento preciso con molte sfaccettature perché sono soggetti che ci stanno a cuore e sono molto d’attualità in questo momento: quello che sta succedendo sulla nostra Terra è sotto gli occhi di tutti».

L’album “Ho sognato pecore elettriche”/“I dreamed of electric sheep” è stato anticipato dal brano “Atmospace” attualmente in radio: racconta di Nedro, un drone intelligente innamorato della Terra con il sogno di ritrovare un equilibrio fra l’Atmos del cielo e la Sfera del Pianeta.

I brani in lingua inglese di “I dreamed of electric sheep” non sono la traduzione letteraria della versione italiana: li ha scritti Marva Marrow.

«Esprimono sfumature diverse di uno stesso concept distopico: mentre in “Ho sognato pecore elettriche” si prospetta uno scenario futuro in cui l’iperconnessione ha inibito la capacità di sognare, in “I dreamed of electric sheep” si parla del mondo presente, sempre frenetico e caotico, in cui i valori più intimi e profondi sono stati persi di vista».

 

PFM incontrerà i fan negli instore, il 22 ottobre a Genova (Feltrinelli c/o Albergo dei Poveri, ore 18.00), il 26 a Roma (Feltrinelli in Galleria Colonna, ore 18.00) e il 27 a Milano (Feltrinelli in piazza Duomo, ore 18.30) e tornerà in tour dal 29 ottobre da Padova (Gran Teatro Geox), il 30 Brescia (Gran Teatro Morato), il 19 novembre Milano (Teatro Dal Verme), l’11 dicembre Varese (Teatro Openjobmetis) e il 31 Roma (Auditorium Parco della Musica).

«Speriamo che rimanga così e che non ci siano colpi di coda, come è già successo l’anno scorso quando abbiamo riaperto i concerti con la regola di una sedia su due – ha concluso Patrick – È durato poco ed hanno richiuso tutto: i promoter erano terrorizzati per tutto quanto speso».

Giovedì 21 ottobre PFM sarà ospite del Festival della Scienza di Genova in un incontro intitolato “Mappe musicali tra (fanta)scienza e creatività” presso la Sala del Maggior Consiglio (Palazzo Ducale) alle ore 21.00, anche in diretta streaming.

La PFM è Franz Di Cioccio (voce e batteria) e Patrick Djivas (basso) con Lucio Fabbri (violino, seconda tastiera, cori), Alessandro Scaglione (tastiere, cori), Marco Sfogli (chitarra, cori), Alberto Bravin (tastiere, chitarra, seconda voce), e Eugenio Mori (seconda batteria).

Franco Gigante

 

Scritto da: Pino Cavuoti

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